23.11/31.12 – Mostra di Cristina Saimandi

Cristina Saimandi

JE SUIS ICI

Agliano Terme, 14 novembre 2025 – Natura e spiritualità sono al centro della mostra Je suis ici di Cristina Saimandi in programma nello spazio BAart di Agliano Terme dal 23 novembre al 31 dicembre 2025. L’artista cuneese esporrà tele, sculture, disegni e installazioni che raccontano il suo percorso di ricerca e sperimentazione in un cammino che si muove tra il figurativo e l’astratto.
Il titolo in francese, che sottolinea l’importanza di dare valore al presente e all’attimo da vivere, riprende una delle frasi che ricorrono nei suoi lavori di pittura e disegno: parole scritte e a volte cucite, espressioni che attingono a varie lingue in un gioco che ricorda la scrittura automatica surrealista. Il filo che attraversa le tele disegnate è una metafora e diventa il gesto simbolico di ricucire l’esistenza.
«Sia nella pittura sia nella scultura – racconta Saimandi – continuo ad amare la sperimentazione, provando lo stesso entusiasmo di sempre. Sono i materiali che diventano protagonisti piuttosto che strumenti di rappresentazione. La materia mi attira e mi attirano i suoi depositi e le sue stratificazioni e modificazioni nel tempo».
Fra le opere presenti in mostra Tracce di paesaggio, appunti emotivi su carta nati durante il viaggio a piedi che Cristina Saimandi, appassionata di montagna e arrampicata, ha fatto da Savigliano, in provincia di Cuneo, alla cima del Monviso, attraversando la Valle Varaita: un cammino lungo il quale sono stati posizionati alcuni suoi lavori in dialogo con il paesaggio. L’esperienza, durata sei giorni, è diventata un film intitolato A passo lento. Capogrillo e il Re di Pietra, a cui hanno collaborato Paolo Ansaldi, Simone Longo, Marco Giacomelli e Valentina Ruffa. L’obiettivo del progetto è riflettere sul sottile filo che lega uomo e natura raccontandolo attraverso l’arte.
«L’arte per me è un cammino di crescita, anche spirituale. Una spiritualità priva di ritualità sacra e volta invece a cogliere, sentire, attraversare momenti particolari, che esulano dalla mera esperienza quotidiana, in grado di implodere nel proprio mondo interiore, di far vibrare le corde dell’anima, in qualsiasi modo ognuno di noi la pensi», afferma Saimandi, che esporrà in BAart anche Respiri (Premio MIDeC, Museo Internazionale del Design Ceramico 2023), installazione sonora composta da quattro ceramiche. La loro forma, rielaborata in chiave assolutamente personale, in cui l’espressività materica diventa principale protagonista, richiama un oggetto – contenitore – brocca. Dall’apertura di ciascuna brocca non fuoriescono liquidi ma un suono che diventa possibile ascoltare meglio avvicinando l’orecchio alla bocca del vaso. All’interno di ogni contenitore è posta una mini cassa autoalimentata che permette di diffondere un suono di respiro e voce liberamente rielaborati dal musicista Siro Giri. Più si avvicina l’orecchio alla bocca del vaso più il suono prodotto acquista di sonorità e potenza. Le ceramiche diventano così scrigni preziosi di un proprio mondo intimo, custodi del fluire del tempo interiore in grado di stabilire, attraverso le aperture, una profonda connessione con il mondo.
«Il recupero di antichi mestieri, la terra di cui sono composte, il lavoro delle mani con cui sono state forgiate e il suono che le pervade permettono alle nostre memorie di ritrovare un rapporto simbiotico con la “madre terra”, con uno sguardo antropocentrico cosciente di essere solo, o soprattutto, una delle moltitudini di forme di vita», spiega Saimandi.
Alla natura e alla sua ciclicità è legata anche la rappresentazione del melograno, di cui nella mitologia greca si cibò nel regno dei morti Persefone, rapita da Ade e costretta a vivere per sei mesi all’anno nell’oltretomba e per sei mesi fra i vivi: il frutto è simbolo di rinascita, fertilità e alternanza delle stagioni.
Al centro della ricerca artistica di Cristina Saimandi c’è infine la figura femminile ritratta non secondo il codice estetico contemporaneo ma con proporzioni sfalsate: una rappresentazione lontana da modelli preconfezionati e stereotipi di bellezza esteriore. «Già da bambina – afferma – ero testarda e ribelle nei confronti del “cliché” della bimba a vestitini e fiocchetti e l’appellativo “maschiaccio” di quegli anni si trasformò poi in “femminista”. In realtà ho sempre solo rivendicato la libertà di fare ciò che mi piaceva, anche quando considerato esclusivo appannaggio dei maschi».